martedì 15 giugno 2010

Il dramma dei Mondiali

2010- Primo mondiale che seguo dall'estero.

Il calcio in generale mi piace abbastanza. Durante le normali stagioni calcistiche seguo i risultati della Fiorentina, e quando ci sono i mondiali o gli europei non mi perdo una partita dell'Italia.
In questi ultimi giorni ho pero' sperimentato che guardare i mondiali da qui non e' la stessa cosa che guardarli a casa-sia da soli, come nel 2006 mentre scrivevo la tesi, sia tra gli amici.
L'atmosfera non e' assolutamente la stessa, non c'e la "magia" nell'aria.

Come ho scritto in qualche post fa, il mio department e' piuttosto internazionale, siamo 200 persone provenienti da 40 Paesi diversi.
E' statisticamente provato che il 99,9% dei miei colleghi non ama-per metterla in toni miti- la nostra Nazionale. "Le partite non hanno spettacolo, giochiamo troppo in difesa, sfiniamo mentalmente gli avversari fino a quando non segnamo un goal, paghiamo gli arbitri, facciamo i fallacci e quando cadiamo a terra sembra sempre che ci siamo rotti qualcosa per l'intensita della reazione". Questi sono alcuni dei commenti che ho sentito nelle ultime settimane.
Detto cio', e' chiaro che se anche inviti a casa gli amici per guardare la partita, questi sono piu' contenti se perdiamo che se vinciamo.
Ecco la grossa differenza. Ecco il dramma.

Quando si parla di calcio, anche a lavoro, tutta la policy del rispetto delle culture altrui, del "being-open-minded", dell'essere "cultural-competent" si va a benedire.

C'e bisogno di una grande dose di autocontrollo, anche perche' da quando vivo questa condizione da emigrata sono piuttosto nazionalista ( o forse e' una reazione a tutti i commentacci e i cliche' che sento?!)

Comunque, ho deciso che 1) quando saremo sbattuti fuori mi faro' qualche giorno di homeoffice; 2) se mai arriviamo in finale, prendo un volo e me la vado a guardare a casa!