mercoledì 24 novembre 2010

Partire per poi tornare

Domani notte parto per Istanbul. Weekendino easy nella mia seconda citta' preferita (Roma resta sempre la numero 1).
Ho scoperto questa stupenda citta' solo un anno e mezzo fa, e quella di domani sara' la terza visita. Fissatina eh?

Vado con N., che mi sta insegnando qualche parola in turco e che mi fara' da guida..
Cosa faremo di preciso non so. Le mete turistiche le ho gia visitate tutte. Vorrei vedere cose nuove, cose che solo chi ci ha abitato e' in grado di mostrarti.
E poi un bel Hammam, che e' da Marrakesh che lo rimando.

Ho bisogno di partire, di staccare un po' da tutto, di riordinare le idee e i pensieri. Processare certe situazioni. Capire dove voglio andare. Disconnettermi da facebook, mail, iphone etc etc. Solo chiacchere tra donne, passeggiate, the profumato, backgammon e ottimo cibo, magari anche da cucinare insieme.

Istanbul e' caotica. Ma e' quel tipo di caos che ti da energia, che ti fa sentire viva. Forse e' per questo che vi fuggo.
La cosa che mi piace di piu' e' lo skyline, magari al tramonto, tornando da una gita in barca sul bosforo.
I profili dei minareti sono elementi del panorama ancora inaspettati per me, e quindi affascinanti.
Quando tornero postero qualche foto, sempre che riesca a farne di decenti (si sa che la vena artistica della famiglia non mi ha toccato manco di striscio =) )

venerdì 19 novembre 2010

November Rain

Novembre è  il mese delle playlist. Statisticamente provato.
Io e mia sorelle ritroviamo puntualmente  i CD a anni di distanza nei cruscotti della macchina.
E quindi ieri ho creato quella di quest'anno, che ho chiamato "November Rain", tanto per stare allegri.
Una playlist che si addice al mio umore grigio e inquieto degli ultimi tempi.

Una delle canzoni che ho messo è "La canzone che scrivo per te", dei Marlene Kuntz. In particolare la versione con Skin.
Non la ascoltavo da un po'. Mi piace tantissimo.
Posto il video qua sotto, che non ha una qualità ottima, ma è stato girato durante il concerto del primo maggio a Roma del 2006. Io c'ero a quel concerto ed è lì che ho sentito la canzone per la prima volta.
Uno dei tanti bellissimi ricordi di quel 2006 tanto speciale per me.





...e porgi in dono la tua essenza misteriosa,
che fu un brillio fugace qualche notte fa...

mercoledì 17 novembre 2010

Woher kommst du?

Ispirata dall'ultima lezione di tedesco, in cui si e' parlato di "Heimat" (Patria), e dai continui confronti-scontri con i miei colleghi international, scrivo questo post.

Da dove vengo io?

Io vengo da un Paese che mi ha insegnato a essere rumorosa e vivace, ma capace di svolgere il mio lavoro con diligenza e precisione. Di essere in grado di strappare un sorriso anche nei meeting piu' pesanti e di non mancare mai una deadline-checchesenedica.

Vengo da un Paese che mi ha donato una delle lingue piu' melodiche del mondo, il cui accento e cantilena non riesco (per fortuna) a eliminare nonostante i 20 anni di inglese, un marchio di riconoscimento indelebile.

Vengo da un Paese che mi ha fatto preparare scritti e orali dall'eta' di 6 anni, che per fortuna poster e presentazioni erano relegate alle attivita' futili. Che mi ha offerto un signor Liceo, che mi ha preparata perfettamente per affrontare studi tecnici ma che allo stesso tempo mi ha fornito una cultura generale solida e comprensiva, in grado di formare una mente pensate. Che mi ha dato a disposizione una Universita' un po' retro' e sgangherata, ma in grado di sfornare professionisti di alto livello, apprezzati ovunque.

Vengo da un posto che mi ha resa donna sospesa tra tradizione e modernita', emotiva e drammatica a tratti, ma anche pratica e forte. Da un posto la cui cultura, i modi di fare, i sapori,  mi sono entrati dentro senza che me ne accorgessi e fanno la persona che sono.

E vengo da quello stesso Paese che vuole smantellare pezzo dopo pezzo quel sistema scolastico, di cui vado cosi fiera e che reputo al top.

Vengo da quell'Italia che ti spinge a correre, a raggiungere il "merito", a prendere voti alti e magari anche una lode, per poi tirarare fuori un grosso "ALT". Dove la gavetta e' ancora necessaria, finita l'universita' non si sceglie l'opzione migliore ma si e' scelti, perche' si e' ignari del proprio valore. Che qualsiasi salario va bene purche' ci sia, e che il primo lavoro poi non si cambia piu',

Vengo da quell'Italia che un giorno mi constingera' a dover decidere tra carriera e famiglia, perche' tutto di certo non si puo' fare.

Da quell'Italia cosi chiusa, in cui le persone spesso si misurano piu' per cio' che sanno o che fanno, piu' che per quello che sono. Cosi pronta a adottare modelli esteri e incapace di afferma ed esportare i propri, di aprirsi ad una vera integrazione.

E, infine, vengo da quell'Italia che mi ha portata in piazza per manifestare contro un governo che non mi rappresenta, ma che poi non mi da voce e non mi da posto. Mi rilega ad una generazione che paradossalmente ha meno possibilità' di quella precedente, una generazione spesso muta e frustrata.

E quindi? E quindi non lo so. Mi mancano i "next steps", che sono invece abituata a delineare facilmente in ambito lavorativo.
Suggerimenti?

PS.

... Forse è perchè sta iniziando il terzo inverno che passo in Germania, o forse perchè le ultime volte in Italia sono state sufficientemente hectic, ma mi manca casa.
Mi manca quel piccolo paese di 8000 abitanti, che a guardarne le foto fa invidia ai miei colleghi.
Piccole cose a cui non avrei mai dato importanza.

Non c'è nulla da fare. E' la "sindrome dell'emigrato".

The East Wind

A volte ancora mi sento un po' Sisifo. Si lo so, che paragone esagerato. Sarà che ho riletto recentemente i miei diari delle superiori, in cui ero così colta e ricercata. O sarà che non c'è proprio un modo semplice per scrivere come ci si sente dopo che tutta una serie di cambiamenti ti sbattono un po' qua, un po' là, alla deriva.

E quindi Sisifo. A volte.

Però non tutti i cambiamenti sono difficili da gestire. Ce ne sono alcuni che energizzano.
Nel mio caso, portano a Est. 
Chissà. 

Che bella parola, "Chissà".