venerdì 24 febbraio 2012

12

Mi e' piaciuta l'idea di machedavvero ripresa anche da piperpenny di scrivere un dialogo con la te di quando avevi 12 anni.

Ci ho pensato un po' e sono convinta che queste sarebbero le cose che mi direbbe:

- Non hai fatto il Liceo Classico?! Sei andata allo Scientifico e per di piu curriculum matematico/fisico?
- Non sei un avvocato?! Un ingegnere... tu?!
- Vivi all'estero?!
- Non indossi tacchi alti e gonne strette per andare a lavoro?
- I tuoi capelli sono ancora castani e lisci? E la permanente che ti volevi fare?
- Non ti sei ancora sposata?! Ma non era il 2010 l'anno target (altro che anno target...il 20120 e' stato ben altro)
- Hai dei migliori amici che ti fanno sentire speciale no matter what?!
- Hai avuto N fidanzati e non un piccolo grande amore come mamma e babbo?!
- Non hai un ufficio tutto tuo all'ultimo piano di un grattacielo?!
- Non sei andata a studiare in una scuola americana al liceo, ne hai fatto il college a Berkley?!
- Non suoni piu il pianoforte?! Ma stai scherzando?! E non scii nemmeno piu!?
- Sai fare la maglia senza buchi grossi come case, ma precisa precisa?!
- Mica sei tanto longillinea come ti immaginavi... quei chiletti in piu non sono spariti crescendo...
- E quelle tette!? cosa direbbe Corsini a vederle?!

Poi mi direbbe che ho viaggiato tanto e quanto si aspettava, sarebbe felice che sono effettivamente andata in Australia e che ho visto un college da vicino (anche se solo per 6 settimane). Si rallegrerebbe che tutte quelle ore di inglese dalla Jean sono servite e non si stupirebbe del 100/100 alla maturita o del 110eLode (che secchiona una ci nasce). Non si meraviglierebbe dei fiumi di lacrime che ho versato ne del mio essere sempre e per sempre una brontolona di prima classe. Infine, sarebbe contenta di sapere che, crescendo, quel senso di solitudine piu' va che viene e la serenita' si riesce ad aggrappare per davvero- anche se per periodo sempre troppo brevi.

E poi penso, con tristezza, che mai e poi mai e poi mai mai mai la  me 12enne si sarebbe aspettata di trovare uno stato delle cose cosi diverso, alterato, sconquassato e ancora dolorante.

Alla fine dei conti, penso che sarebbe contenta di me.  Ed e' una bella sensazione.

giovedì 23 febbraio 2012

Settling down

I capi super capi sono davvero tipi interessanti.
Cambiano idea ogni di' e giocano con il tuo destino come fosse una partitella a briscola.

Circa un anno fa, durante un semplice pranzo, mi fu consigliato di prendere *fortemente* in considerazione l'ipotesi di trasferirmi nel 2013 per almeno due annetti un un paese esotico, molto sabbioso (e anche molto in rivolta), e lavorare la'. "Opportunita perfetta, poi avresti meno di 30 anni, non avresti ancora famiglia, saresti piu flexible, ma vuoi mettere una donna che va a vivere in un Paese cosi, che soddisfazioni, che crescita, che sfide" etc etc.
E io che, una volta valicate le alpi ormai mi potete mandare un po' dappertutto, riposi "beh certo si, ovviamente, sarebbe fantastico, opportunita perfetta...allora inizio gia a prepararmi mentalmente eh!". Con conseguenti gridi di gioia del padre e lacrime gia versate della madre.

Due giorni fa, durante un altro semplice pranzo con la capa dei capi, dico "allora via, metto per iscritto che voglio andare, sono flessibile  che piu flessibile non si puo, mandatemi pure, insomma sono pronta eh". E mi sento rispondere: "siiii, bene, perfetto, PERO sai, ci sono tante ottime opportunita anche qui, non e' che devi per forza andare via. considera che il tipo di ruolo e' piu importante della locations. non hai nessuno fretta. puoi rimandare".

E qui si insinua il sospetto che, contrariamente a quei piani fatti su un pezzo di carta in cucina a Pomezia, altro che 4 anni in Germania e poi via da qualche altra parte- e' piu' che possibile, direi ormai quasi certo, che la mia vita teutonica si prolunghi per un altro po'.

La domanda sorge spontanea: ma quindi mi sto "sistemando"?
E sebbene adori questi posti e sia un po il sogno di tutta la generation Y di smettere di vivere nell'incertezza e trovare un posto- stabile- nel mondo, un piccolo senso di delusione mi pervade.

Quindi da una parte penso a comprare mobili non-ikea, allargarmi in un appartamento piu grande, prendere un gatto, cambiare auto, appropriarmi di un servizio di piatti che non sia fatto di 5 scodelle di 6 colori diversi (tutte cose che nella mia testa vanno di pari passo col sistemarsi) e dall'altra guardo alle valigie e agli scatoloni di cartone (che inspiegabilmente ho ancora in casa dal mio trasferimento) e sospiro un po.

Mai contenta, io. Mai.



mercoledì 15 febbraio 2012

Donna (e) Ingegnere

Non mi sono mai sentita di far parte di una minoranza durante l'universita'.
Ing. Gestionale e' uno di quei corsi di laurea a cui si iscrivono 50% donne e 50% uomini, lontani anni luce dalle numero 3 ragazze VS 160 ragazzi di ing. meccanica.
E anche dove lavoro adesso,siamo in tante.

Oggi pero' abbiamo scattato una foto ricordo al termine del Face2Face. Unica donna nella foto. Me ne accorgo e tutto di un tratto mi stupisco. Ripenso alla business lounge a cui ho avuto accesso per la prima volta nella mia vita domenica scorsa, alle 5 donne in completo cazzuto e tacco 12 mentre il resto della sala era occupato da uomini persi sui loro Ipad.

E mi rendo conto che forse invece faccio davvero parte di una minoranza. Nel 2012. Ancora.
Soprattutto se prendo in considerazione il mio settore- che e' strettamente tecnico.
Fa tristezza. Ma  personalmente mi riempie anche di orgoglio.  Perche' non mi rappresenta un problema, non mi faccio sopraffare e vado dritta per la mia strada.

Inutile parlare di parificazione- uomo e donna sono diversi, nella vita privata e anche in quella lavorativa.
Skills e capacita differenti, modi di reagire ai problemi a volte talmente opposti da rimanere vicevolmente allibiti, emozioni messe in gioco oppure no.
E una donna, almeno nel mio settore, deve avere uno stomaco piu che di ferro per riuscire a sopravvivere. Per ricacciare indietro le lacrime e portarsele in bagno quando uno dei colleghi ti ha appena urlato addosso (e rifarsi il trucco veloce che non sia mai che se ne accorgano),  per trovare la forza di uscire dal letto durante *quei* giorni quando senti che anche il tuo cervello se ne scivola via, per convincere l'operaio con esperienza ventennale che si, anche tu dalla scarpettina figa e il mascara allungaciglia, sai di cosa stai parlando. E per, un giorno futuro, fare a patti con la voglia di fare la mamma a tempo pieno, il senso di colpa e il tailleur sulla sedia.

Uomini cari, come vi e' facile la vita. Ma non farei mai a cambio. Mai.

mercoledì 8 febbraio 2012

Differenze basilari

Ricevo su whatsapp una foto di un piatto di pasta condito con il sughetto alle carote (che proprio mi riesce bene, ndr). La foto viene accompagnata dal seguente messaggio: "nomnom".

Mi ci sono voluti 34 minuti e 20 secondi per capire che era il corrispondente del nostro "gnamgnam".

Uno non ci pensa che anche i suoni onomatopeici cambiano un sacco tra Paese e Paese.
Provate un po' a chiedere a un turco, un tedesco, un thailandese e un polacco come fa una pecora- sentirete cose che voi umani....

martedì 7 febbraio 2012

Ero davvero io?

Ieri ho condotto un gruppetto di tech eng a Kronberg, vicino Francoforte, per visitare il sito della Braun e imparare qualcosa su un tipo di produzione totalmente diverso da quello a cui siamo abituati.
Molto nerd, ma devo dire che l'ing. gestionale che e' in me, anche se ultimamente seppellita sotto tonnelate di excel e forecasts, e' particolarmente felice quando si fanno queste gite tecniche.

Al di la' di Kronberg, cio' che mi ha stupito molto e' stato attraversare quelle zone della periferia di Francoforte che sono state quasi casa per due anni e piu'. Riconoscere le strade che ormai sapevo a memoria e rivedere il grande centro commerciale dove ho fatto shopping tantissime volte.
E NON sentire mio niente di tutto questo.

Eppure sono stati due anni e piu'. Eppure sono stati proprio quei luoghi che mi hanno fatto innamorare della Germania l'estate prima della Laurea. Eppure ero io.

O forse no. Perche' se tutto mi sembra estraneo, se ripensare a quel tempo mi lascia distante, se a riguardare certe foto non mi riconosco neanche, un motivo ci sara'?

Forse quei periodi in cui non si e' ne carne ne pesce, come quei due anni e piu sospesi tra la fine dell'era studentesca e l'inizio di quella professionale, ti si attaccano meno addosso?
Forse quando diventi piu' carne o piu' pesce la vita si innesta meglio, piu' a fondo nelle vene?

E ancora una volta mi rispondo con un bah.